La crisi del coronavirus colpisce di più le donne

La crisi del coronavirus colpisce di più le donne

In questi mesi, abbiamo potuto vedere più che mai come il mercato del lavoro discriminasse le donne, rappresentate in modo sproporzionato nelle professioni in cui l’esposizione al virus è elevata, come ospedali, negozi, scuole e case di cura. Rappresentano il 70% della forza lavoro sociale e sanitaria globale ma, paradossalmente, le donne sono anche la categoria principalmente colpita dalla disoccupazione: la chiusura delle scuole e dei servizi di assistenza sociale hanno un impatto sproporzionato sulle donne.

Di Alessandra Moretti

Anche il Covid si è dimostrato maschilista. Le statistiche affermano che gli uomini sono soggetti a tassi di mortalità più alti in relazione al virus, eppure le donne e le ragazze sono coloro che soffriranno di più delle ricadute di questa pandemia, sia per le differenze fisiche che si traducono in bisogni sanitari specifici, sia per le dinamiche di potere già esistenti.

La crisi sanitaria ed economica provocata dal Coronavirus rivela infatti i limiti e le contraddizioni delle nostre società intrappolate in un sistema socio-economico fitto di disuguaglianze.

Il primo problema che le donne hanno dovuto affrontare riguarda la loro assistenza sanitaria. Durante il lockdown, molte strutture sanitarie hanno chiuso o limitato i servizi. Con ospedali sopraffatti dai casi COVID-19, il personale medico si è trovato con una disponibilità limitata di tempo e di dispositivi di protezione individuale e in alcuni casi le donne hanno rinunciato a raggiungere strutture sanitarie a causa di restrizioni di movimento o timori per l’esposizione al virus. Il Coronavirus rappresenta anche una minaccia per i diritti sessuali e riproduttivi. Le misure di lockdown hanno portato a interruzioni delle catene di approvvigionamento di contraccettivi e medicinali per la salute materna e hanno creato difficoltà nell’accesso al diritto all’aborto: essendo questa una procedura sensibile dal punto di vista delle tempistiche, qualsiasi ritardo correlato al Covid potrebbe avere un impatto profondo sulle donne che desiderano un aborto sicuro.

La situazione è stata molto difficile anche per le donne in relazioni violente che sono state bloccate a casa ed esposte al loro carnefice per periodi più lunghi avendo difficoltà nel contattare i soccorsi o rivolgersi a centri di accoglienza. 

Ma, come dicevo, le disuguaglianze preesistenti spesso peggiorano durante una crisi.

In questi mesi, abbiamo potuto vedere più che mai come il mercato del lavoro discriminasse le donne, rappresentate in modo sproporzionato nelle professioni in cui l’esposizione al virus è elevata, come ospedali, negozi, scuole e case di cura. Rappresentano il 70% della forza lavoro sociale e sanitaria globale ma, paradossalmente, le donne sono anche la categoria principalmente colpita dalla disoccupazione: la chiusura delle scuole e dei servizi di assistenza sociale hanno un impatto sproporzionato sulle donne. Ricordiamo che in Europa l’80% del lavoro di cura è svolto da fornitori informali non retribuiti, di cui il 75% è costituito da donne.

Siamo coscienti che purtroppo il problema non si risolverà con la fine del lockdown, perché le donne saranno colpite dalla ricaduta economica della crisi anche a lungo termine, rischiando disoccupazione e povertà.

Non possiamo consegnare ai nostri figli un’Europa che discrimina in base al genere più di quanto abbiamo ereditato dai nostri genitori. È quindi essenziale tenere conto degli aspetti di genere quando si progetta la risposta per mitigare gli effetti della pandemia. 

Sono necessarie proposte legislative attente al genere, ma accanto a ciò abbiamo bisogno di una risposta forte da parte dell’Unione europea. Credo fermamente che sia assolutamente necessaria una linea di bilancio dedicata nel nuovo QFP, connessa a un sostanziale aumento delle risorse proprie. 

Con i colleghi della Commissione parità di genere del gruppo S&D, chiediamo un “Fondo Corona Women” che assicuri che le donne ricevano fondi e i ruoli decisionali che meritano. Le linee guida per l’utilizzo di questo fondo sono chiare: combattere la violenza contro le donne, sostenere la salute e i diritti sessuali e riproduttivi e sostenere le donne sul mercato del lavoro.

Chiediamo che tutti i finanziamenti per la ripresa si basino su un principio misurabile di integrazione della dimensione di genere e che il bilancio di genere sia rigorosamente applicato. Un cambiamento importante che deve essere fatto in tutte le aree politiche e per tutte le linee di bilancio. 

 

Alessandra Moretti