La protezione dei lavoratori transfrontalieri e distaccati

La protezione dei lavoratori transfrontalieri e distaccati

La crisi sanitaria ha svelato e reso ancora più difficili le condizioni dei lavoratori stagionali, dei migranti, dei transfrontalieri e dei distaccati. Molti di questi lavoratori sono essenziali per la fornitura di beni e servizi in settori economici chiave come, tra l’altro, l’agricoltura e la produzione alimentare, i trasporti, la logistica, l’edilizia e l’assistenza sociale. Ma a tutto questo corrispondono però, per molti di loro, condizioni di lavoro assolutamente inaccettabili

Di Pierfrancesco Majorino

La pandemia ha avuto un impatto terribile sulle nostre vite, ma non ha colpito tutti allo stesso modo. Ha resto infatti ancora più estreme e brutali le condizioni di vita e di lavoro di chi già era ai margini del sistema produzione pur essendone parte essenziale e indispensabile. 

La crisi sanitaria e, con essa, le chiusure delle frontiere e le misure di confinamento hanno svelato e reso ancora più difficili le condizioni dei lavoratori stagionali, dei migranti, dei transfrontalieri e dei distaccati.

Molti di questi lavoratori sono essenziali per la fornitura di beni e servizi in settori economici chiave come, tra l’altro, l’agricoltura e la produzione alimentare, i trasporti, la logistica, l’edilizia e l’assistenza sociale. Ma a tutto questo corrispondono però, per molti di loro, condizioni di lavoro assolutamente inaccettabili: salari che non consentono di avvicinarsi alla soglia di povertà, assenza di diritti, coperture previdenziali scarse o inesistenti, orari di lavoro arbitrari e, anche in tempo di Covid, la mancanza di norme di salute e sicurezza sul luogo di lavoro e un accesso difficile ai servizi sanitari. 

Per queste ragioni è importante che il Parlamento Europeo abbia provato a dare voce a queste storie e a segnalare, con una risoluzione votata a larga maggioranza, l’urgenza di garantire piena dignità a questi lavoratori.    

Abbiam ribadito che il principio della parità di trattamento a parità di lavoro, il rispetto dei diritti sociali fondamentali, l’accesso ai servizi pubblici e i diritti sindacali non possono rimanere solo sulla carta, ma devono essere applicati nelle normative nazionali e servono controlli seri ed efficaci sia sulle condizioni materiali in cui queste persone vivono e lavorano, sia sulle catene di subappalto in cui il loro lavoro è inserito.  

Garantire i loro diritti infatti, riconoscere loro un’identità e una regolarizzazione, vuol dire restituire dignità al lavoro e fermare il dumping sociale, quell’odiosa concorrenza al ribasso che mette gli uni contro gli altri i lavoratori e su cui si genera oggi un pezzo di profitto. 

La libera circolazione dei lavoratori è un diritto e un principio fondamentale dell’Unione Europea. Tuttavia la mobilità non deve essere solo libera, ma anche equa, per questo la parità di trattamento e la non discriminazione devono essere garantite per tutti i lavoratori mobili e migranti, garantendo per tutti gli stessi diritti, le stesse condizioni di lavoro, la stessa protezione e la stessa dignità.