Luci e ombre dell’accordo europeo sul Recovery Fund

Luci e ombre dell’accordo europeo sul Recovery Fund

La Commissione europea, per la prima volta nella sua storia, potrà emettere dei titoli per raccogliere 750 miliardi da usare per programmi comunitari e per sostenere le riforme e l’innovazione negli Stati membri. Come in ogni compromesso, non tutto è andato nella direzione che ci si auspicava. Dispiace in particolar modo vedere che, per soddisfare alcune delle richieste dei paesi “frugali”, siano state ridotte radicalmente le risorse associate ad altri importanti programmi proposti dalla Commissione.

La settimana scorsa, il Consiglio Europeo ha trovato un accordo sul cosiddetto Recovery Plan, un piano comunitario per il rilancio economico dopo la grave pandemia di Covid-19.
Il raggiungimento stesso di un accordo è da considerarsi uno storico successo. Le posizioni di partenza dei diversi Paesi erano talmente distanti da sembrare inconciliabili. Eppure, dopo quattro giorni di intensi negoziati, una quadra è stata trovata.
L’accordo raggiunto rappresenta una svolta importante per l’Ue. Fino a qualche settimana fa, l’idea di emettere debito pubblico europeo garantito solidalmente da tutti gli Stati membri era soltanto una proposta intrigante, che però si scontrava con la ferma opposizione della maggioranza dei paesi. Oggi, invece, è realtà: la Commissione europea, per la prima volta nella sua storia, potrà emettere dei titoli per raccogliere 750 miliardi da usare per programmi comunitari e per sostenere le riforme e l’innovazione negli Stati membri. Un altro aspetto importante è che la maggior parte dei fondi allocati ai Paesi tramite quello che sarà lo strumento cardine del piano di ripresa – il cosiddetto Recovery Fund – verranno versati a fondo perduto, cioè senza l’obbligo di restituirli, e senza che gravino sul debito pubblico dei singoli Paesi.
Come in ogni compromesso, non tutto è andato nella direzione che ci si auspicava. Dispiace in particolar modo vedere che, per soddisfare alcune delle richieste dei paesi “frugali”, siano state ridotte radicalmente le risorse associate ad altri importanti programmi proposti dalla Commissione.
In particolare, due provvedimenti che avrebbero consentito un’azione europea in questa difficile fase subiranno un drastico ridimensionamento: il primo è uno strumento di sostegno al capitale azionario delle imprese che avrebbe permesso di colmare le differenti possibilità di intervento dei vari Stati Membri, preservando l’integrità del mercato unico. Il secondo è invece un piano di sostegno agli investimenti strategici e sostenibili – InvestEU, erede del Piano Jucker – che ha visto la propria dotazione finanziaria ridotta di due terzi. Pur consapevoli delle difficoltà che incontreremo nel negoziato, nelle prossime settimane ci batteremo affinché almeno gli obiettivi di questi due importanti provvedimenti vengano comunque preservati.
Nonostante queste criticità, un passo in avanti decisivo per l’integrazione europea è stato fatto. Su questa base ora dobbiamo lavorare per finalizzare il Recovery Plan italiano, e assicurare ai nostri cittadini una risposta all’altezza delle loro aspettative.