Il bilancio dell’Unione europea e le risorse proprie

Il bilancio dell’Unione europea e le risorse proprie

Dispiace notare che i partiti del centro-destra italiano non abbiano capito l’importanza della posta in palio per il nostro paese e abbiano votato contro, o si siano astenuti: ancora una volta, con il loro voto poco responsabile, non tengono conto dell’interesse dell’Italia che otterrà 209 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti dal Recovery Fund.

Di Elisabetta Gualmini

In una fase politica così importante, mentre sono ripresi i difficili negoziati per il prossimo bilancio europeo e per il piano di ripresa, i leader europei devono capire che l’aumento di nuove risorse proprie è un’occasione storica per dare all’Unione europea la possibilità di finanziare il piano di ripresa e di aiutare i propri cittadini. Lo diciamo da mesi, il Parlamento europeo non approverà il nuovo Bilancio pluriennale senza un paniere di nuove entrate europee che siano legate alle due grandi priorità politiche ribadite nel discorso potente di Ursula von der Leyen sullo Stato dell’Unione: il nuovo Green Deal e la trasformazione digitale.

La modifica della decisione sulle risorse proprie è un passaggio necessario per finanziare il Next Generation EU per 750 miliardi di euro, attraverso la creazione di debito comune, senza pesare su famiglie e lavoratori che hanno sofferto la crisi da Coronavirus. Dispiace notare che i partiti del centro-destra italiano non abbiano capito l’importanza della posta in palio per il nostro paese e abbiano votato contro, o si siano astenuti: ancora una volta, con il loro voto poco responsabile, non tengono conto dell’interesse dell’Italia che otterrà 209 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti dal Recovery Fund.

L’ampia convergenza sul testo che ho negoziato in Commissione bilancio come relatrice del Gruppo S&D, costituisce dunque una risposta forte da parte del Parlamento europeo e propone di stabilire un calendario giuridicamente vincolante per l’introduzione di un ambizioso paniere di risorse proprie, che dovrà essere collegato alla realizzazione delle politiche che hanno come scopo quello di raggiungere una crescita sostenibile e inclusiva, diventando così una vittoria per tutti. La “digital tax”, la tassa per le grandi multinazionali che inquinano, ma anche una tassa sulle speculazioni finanziarie sono alcune delle proposte di entrate europee che il Parlamento chiede di adottare, da qui al 2028.  Non possiamo permetterci di rinunciare a queste nuove risorse fiscali europee e recuperare dalle grandi multinazionali, dai giganti del web e da chi inquina quei fondi necessari per finanziare la ripresa sostenibile ed inclusiva dell’Unione. Ora è il momento che i governi decidano!