La deludente proposta di riforma del regolamento di Dublino

La deludente proposta di riforma del regolamento di Dublino

La proposta è l’ennesima occasione persa di una riforma sostanziale del sistema. La Commissione si è piegata alle pressioni di quei governi che da sempre rifiutano la solidarietà come strumento di gestione del fenomeno migratorio ed ha presentato sul tavolo una proposta che anziché rafforzare il sistema di asilo e garantire il pieno rispetto dei diritti dei richiedenti, riflette l’ossessione degli Stati membri per i rimpatri.

Di Pietro Bartolo

Dopo lunghi mesi di attesa la Commissione europea ha presentato il Patto europeo per le migrazioni, un corposo insieme di atti legislativi e di raccomandazioni agli Stati membri diretti a segnare la via verso una nuova politica europea comune di asilo.

Le aspettative erano alte, non solo per i proclami di solidarietà proveniente dai più alti vertici istituzionali europei ma anche a seguito delle ultime drammatiche vicende del campo di Moria. Il tutto lasciava presagire ad un intervento determinato e strutturato dell’Europa che desse finalmente delle risposte concrete e a lungo termine a questo fenomeno, che, come sono solito ricordare, non è emergenziale bensì storico e strutturale.

Ci siamo trovati invece di fronte all’ennesima occasione persa di una riforma sostanziale del sistema. La Commissione si è piegata alle pressioni di quei governi che da sempre rifiutano la solidarietà come strumento di gestione del fenomeno migratorio ed ha presentato sul tavolo una proposta che anziché rafforzare il sistema di asilo e garantire il pieno rispetto dei diritti dei richiedenti, riflette l’ossessione degli Stati membri per i rimpatri.

Il sistema di responsabilità in capo ai paesi di primo ingresso – criterio del tutto iniquo definito dal Regolamento di Dublino – non solo resta nelle nuove proposte legislative ma viene paradossalmente rafforzato con l’introduzione di procedure accelerate di frontiera che mettono a rischio l’effettivo accesso alla protezione internazionale. La nostra richiesta di avere un sistema obbligatorio e vincolante di presa in carico dei migranti in arrivo nei Paesi del sud Europa (prevalentemente in Italia, Grecia, Spagna, Cipro e Malta) non è stata purtroppo accolta.

L’unica solidarietà che gli Sati membri sembrano accettare è quella per i rimpatri. Il messaggio che trapela dalla lettura di questi atti è quindi il seguente: uniamo le forze per bloccarli alle frontiere esterne e, laddove non ci si riesce rimpatriamoli a casa loro.

La commissaria all’immigrazione Ylva Johansson ha dichiarato che la gestione della migrazione “non consiste nel trovare una soluzione perfetta, ma una soluzione accettabile per tutti”. Ecco, questa soluzione a noi non piace. Ci siamo già messi al lavoro e modificheremo i testi mettendo sul tavolo proposte che siano umane, sostenibili ed efficaci.

Non mi stanco mai di ripeterlo, dietro il termine giuridico “migrante” o “richiedente protezione internazionale” si nasconde sempre un essere umano.