Le richieste degli eurodeputai sullo stato di diritto nell’Ue

Le richieste degli eurodeputai sullo stato di diritto nell’Ue

In nome di una malintesa emergenza, anche se l’inosservanza del art.7 del TUE era stata già ravvisata a più riprese prima della crisi pandemica, sono in corso tentativi più o meno espliciti di sottovalutazione della qualità della democrazia nei Paesi europei. Ciò che ha fondato l’Europa dal dopoguerra, ciò che ne ha creato le basi per il suo pur tormentato processo di integrazione, rischia di essere dissipato sull’altare della crisi e della necessità.

Il 7 ottobre il Parlamento europeo ha stabilito finalità, modalità e procedure di un meccanismo che consenta di monitorare l’osservanza dello Stato di Diritto negli stati membri dell’Unione Europea e di assumere proporzionate e stringenti decisioni sul suo eventuale mancato rispetto. L’esigenza nasce dall’inefficace garanzia che i principi e i valori sanciti dai trattati siano rispettati in tutta l’Unione.

Sappiamo bene che non sono le norme a condizionare questa inefficacia. In nome di una malintesa emergenza, anche se l’inosservanza del art.7 del TUE era stata già ravvisata a più riprese prima della crisi pandemica, sono in corso tentativi più o meno espliciti di sottovalutazione della qualità della democrazia nei paesi europei. Ciò che ha fondato l’Europa dal dopoguerra, ciò che ne ha creato le basi per il suo pur tormentato processo di integrazione, rischia di essere dissipato sull’altare della crisi e della necessità. A partire da quanto il Consiglio ha stabilito il 21 luglio scorso che, di fatto, ha indebolito la relazione e condizionalità che è sancita tra risorse e rispetto dello Stato di Diritto. Evidentemente il Parlamento e parte consistente dell’opinione pubblica europea ha ravvisato l’esigenza che alla norma corrisponda una materiale costituzione composta di meccanismi e procedure più risolute. Il voto del 7 ottobre del Parlamento è coerente con questa esigenza.

Attraverso la proposta di un accordo interistituzionale tra le tre principali istituzioni europee, Consiglio – Commissione – Parlamento, prevede innanzitutto un monitoraggio costante che trovi sua concreta caduta nella redazione di una relazione annuale. Tale relazione sarà il frutto della cooperazione delle tre istituzioni e del contributo imparziale e trasparente di un gruppo di lavoro di esperti e di consultazioni periodiche con le parti interessate. Tale relazione ovviamente non resterà agli atti come caso di studio: esso sarà, nei due mesi successivo alla sua pubblicazione, oggetto di valutazione e determinazioni conseguenti con particolare riferimento all’attivazione della procedura previste dall’articolo 7 TUE, l’avvio delle procedure d’infrazione concernenti la protezione dei valori dell’Unione e il rispetto delle condizionalità di bilancio. Ci auguriamo che le altre due istituzioni, in particolare il Consiglio, in particolare alla soglia di scelte storiche per il processo di integrazione, sappiano avere mano ferma e non sacrifichino i diritti fondamentali in nome del raggiungimento di un accordo, qualunque esso sia, qualunque sia la posta in gioco.