Editoriale di Brando Benifei, plenaria 19-23 ottobre 2020

Editoriale di Brando Benifei, plenaria 19-23 ottobre 2020

di Brando Benifei

L’ultima plenaria del Parlamento Europeo ha visto gli eurodeputati esprimersi su una serie di proposte che mirano a migliorare e aggiornare i regolamenti europei su settori chiave per il futuro della nostra economia. Tra questi dossier c’è il pacchetto sui servizi digitali e l’intelligenza artificiale, su cui ho lavorato in commissione Mercato Interno e in commissione Giuridica. Tanto i servizi digitali (primo fra tutti l’e-commerce) quanto l’intelligenza artificiale hanno visto una crescita esponenziale negli ultimi anni. Se solo dieci anni fa sembravano una novità, oggi costituiscono realtà quotidiane per centinaia di migliaia di europei.

Moltissimi di noi fanno acquisti online, utilizzano servizi in streaming, adoperano gli assistenti vocali dei propri smartphone. Centinaia di aziende hanno stabilito modelli di business nel settore, creando posti di lavoro e sviluppando competenze e figure professionali che non esistevano fino a qualche anno fa. Questo rapido sviluppo, però, non sempre ha visto la politica intervenire di pari passo. La Direttiva europea sull’e-Commerce, infatti, è datata all’anno 2000, un’epoca completamente diversa da quella in cui ci troviamo: basti pensare che risale a ben prima dello strapotere delle grandi piattaforme che oggi tutti conosciamo, oltre che a quando il commercio online era molto meno diffuso.

Occorreva quindi normare un campo che influenza in maniera forte le nostre vite, la nostra economia, persino la nostra stessa democrazia. In questo contesto, il modo in cui decidiamo di intervenire, le risposte che diamo ai nodi da sciogliere, sono scelte delicatissime per gli effetti che possono avere nel lungo termine. Con il voto in plenaria sui servizi digitali e l’intelligenza artificiale, il Parlamento Europeo si è espresso per un ammodernamento decisivo della regolamentazione in materia, e ha posto le basi per un vero e proprio modello europeo per l’intelligenza artificiale, fondato sulla centralità dell’uomo sulla tecnologia e sulla tutela dei diritti della persona e delle libertà fondamentali dell’individuo.

Come Partito Democratico e come Socialisti&Democratici, in commissione Mercato Interno e in quella Giuridica abbiamo lavorato dalla prospettiva che ciò che è illegale offline deve esserlo anche online. La Rete, in altri termini, non può stare in una sorta di terra di nessuno del diritto; nell’attività online deve vigere un set di regole definite, che normino i rapporti tra consumatori e venditori, tra individui, tra erogatori e fruitori. Per quanto riguarda il commercio elettronico, ad esempio, sono particolarmente orgoglioso di aver lavorato al focus specifico sulla contraffazione. Proprio in linea col principio di cui sopra, abbiamo aperto all’obbligatorietà di alcune disposizioni in materia, oggi non vincolanti, con l’obiettivo di tutelare meglio i consumatori e le aziende dal proliferare di prodotti falsi e pericolosi. Abbiamo inoltre introdotto una serie di regole per prevenire l’abuso di posizione dominante delle grandi piattaforme, oltre che per limitare il loro potere di profilazione degli utenti nella pubblicità, che rischia di violarne la privacy e di dare luogo a manipolazioni.

L’intelligenza artificiale, in maniera analoga, necessita di un quadro normativo che possa indirizzarne lo sviluppo, nell’interesse tanto dei cittadini quanto delle imprese e degli sviluppatori. Nel mio lavoro ho contribuito a migliorare la proposta della Commissione, cercando di definire regole chiare nei tanti settori toccati dallo sviluppo dell’IA. Partendo dagli aspetti etici arrivando alla responsabilità civile e ai diritti di proprietà intellettuale, abbiamo voluto dare a sviluppatori e imprese un quadro organico, che permettesse di operare all’interno di regole ben definite e quindi avendo chiara la distinzione tra cosa si può fare e cosa no, cosa sarà lecito e cosa invece irregolare. Normare oggi il digitale e l’intelligenza artificiale significa riaffermare la centralità della politica e della democrazia su settori che plasmeranno il mondo dei prossimi anni, senza ridursi a inseguire cambiamenti e novità che se ben regolati possono dare grandi opportunità e non rischi incontrollati, per i cittadini e per le istituzioni.

Con i testi approvati, il Parlamento Europeo dimostra di voler mettere le persone al centro delle trasformazioni epocali che viviamo, adattando queste ultime ai bisogni della società e ai diritti degli individui. Ora la “palla” passa alla Commissione Europea che dovrà presentare le nuove proposte legislative, in parte già prima della fine dell’anno, avendo sul suo tavolo la posizione del Parlamento Europeo che chiede di non perdere di vista i nostri valori fondamentali quando andiamo ad affrontare nuove sfide così complesse, come quelle poste dalla trasformazione digitale.