Editoriale di Brando Benifei, plenaria 11-13 Novembre 2020

Editoriale di Brando Benifei, plenaria 11-13 Novembre 2020

La seconda ondata della pandemia sta mettendo a dura prova i nostri sistemi sanitari e, ancora più della prima, le nostre economie e la fiducia dei cittadini nelle nostre democrazie. Si è abbattuta su un tessuto sociale ed economico già indebolito, rendendo evidente che questa pandemia va ben oltre il quadro sanitario ed economico, ha cambiato il volto delle nostre società e i rapporti internazionali. Proprio per questo motivo, l’Unione Europea ha dovuto, da subito, elaborare il suo ruolo nel mondo post-pandemico. Lo ha fatto scegliendo di mostrare al resto del mondo un’Unione salda, che cerca di superare i suoi limiti a vantaggio di tutti. Già ad aprile il Parlamento Europeo aveva invocato la solidarietà europea per uscire dalla crisi, e la Commissione si è poi affrettata a mettere a punto un ambizioso pacchetto di stimoli, mentre a luglio i capi di Stato e di Governo hanno siglato un accordo storico, che apriva al debito comune europeo, dopo un vertice carico di tensioni. Tuttavia, come ho scritto su Le Monde insieme ai colleghi Danita Huebner e Stephane Sejourné, è fondamentale inserire NextGeneration EU nella giusta ottica: non uno strumento finale, ma una risposta a lungo termine che richiede un finanziamento adeguato e sostenibile a livello di Unione. Per far ciò, non è più rinviabile una riforma radicale del sistema delle risorse proprie, che permetta investimenti strategici per il prossimo decennio.

La seconda ondata non mette in discussione la validità di questo piano di ripresa, anzi; ma l’illusione di una ripresa economica vertiginosa lascerà il posto alla realtà di una ripresa altalenante per tutte le economie europee, che ora devono assorbire un altro shock quando esse sono già indebolite. In questo contesto, raddoppiare il pacchetto di salvataggio di aprile è fondamentale per non sprecare i passi in avanti fatti durante la crisi. Il piano di ripresa è importantissimo, ma l’urgenza ci impone di adottare altre misure che consentano agli Stati membri di sostenere meglio le PMI, di garantire il pagamento dell’indennità di disoccupazione parziale e di contrastare l’aumento particolarmente preoccupante della povertà e della precarietà, soprattutto tra i più giovani. Di fronte a questa seconda ondata, tre misure possono essere attivate rapidamente. In primo luogo, il meccanismo SURE per il finanziamento della disoccupazione temporanea dovrebbe essere triplicato da 100 miliardi di euro a 300 miliardi di euro.

87 miliardi di euro sono già stati richiesti da 17 Paesi. In secondo luogo, il fondo paneuropeo di garanzia istituito dalla Banca europea per gli investimenti potrebbe essere raddoppiato per aiutare le PMI ad affrontare gravi problemi non solo di liquidità ma anche, e soprattutto, di solvibilità. Infine, l’importo totale dei 410 miliardi di euro del Meccanismo Europeo di Stabilità dovrebbe essere mobilitato senza alcuna condizione per gli Stati membri se non quello di dover utilizzare i fondi per coprire i costi diretti e indiretti della crisi.

Tutti i fondi di coesione della precedente programmazione ancora inutilizzati devono essere attivati per aiutare i più vulnerabili e i più giovani, che non sono ancora oggi sempre “coperti” nei loro bisogni dalle misure prese. È una tripla rete di sicurezza che proponiamo, per i cittadini, per le aziende e per i Paesi. La nostra Unione ha affrontato la prima ondata offrendo una visione per il futuro. Ora, l’inazione o il compiacimento potrebbero non solo erodere questo capitale, ma anche far precipitare il nostro continente in una crisi di fiducia. Insieme, dobbiamo anche trovare il modo migliore per l’Unione di stimolare il consumo interno di beni e servizi europei non appena le restrizioni saranno rimosse, in particolare nei settori più colpiti, legati al turismo e alla cultura.

All’inizio della pandemia, ci siamo impegnati a fare tutto il necessario per portare l’Europa e i suoi cittadini fuori dalla crisi ma anche a costruire una prospettiva robusta per i prossimi anni. Adesso dobbiamo mantenere la parola.