Pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare

Pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare

2019

Altolà dell’Europa alla grande distribuzione che esercita pratiche commerciali sleali nei confronti dei fornitori agro alimentari. Finalmente protetti il 100% degli agricoltori e oltre il 98% delle aziende alimentari europee.

Dopo oltre dieci anni di discussione, grazie all’insistenza del Parlamento, abbiamo varato la Direttiva contro le pratiche commerciali sleali perpetrate lungo la filiera agroalimentare dai vari acquirenti (sia Ue che non-Ue), e in particolare dalla grande distribuzione, nei confronti di agricoltori e produttori.

Al termine del negoziato, abbiamo portato da 50 a 350 milioni di euro la soglia di fatturato sotto la quale aziende agricole e alimentari saranno tutelate, con la possibilità per gli Stati membri di fissare soglie ancora più alte. Il numero di pratiche vietate è stato raddoppiato (16 totali): tra queste, i ritardi di pagamento, la restituzione della merce invenduta, la cancellazione last-minute e le modifiche unilaterali degli ordini o il rifiuto di concedere un contratto scritto.

Chi subisce queste ingiustizie potrà denunciarle in totale anonimato, anche tramite le proprie associazioni di rappresentanza.
Oltre all’armonizzazione e la possibilità per i nostri produttori di essere protetti anche quando esportano, sono individuate pratiche commerciali proibite indipendentemente da qualsiasi altro parametro, a differenza di quanto previsto dall’attuale normativa italiana (DL 24.01.2012, n.1 art. 62), rimasta largamente inapplicata.

Le pratiche commerciali sleali hanno un impatto anche sui consumatori. Mettendo sotto pressione anche i produttori più scrupolosi, in una corsa al ribasso dei prezzi, si deprime sia la qualità del prodotto che finisce sulle tavole delle famiglie e dei cittadini, sia la qualità del processo di produzione incentivando sfruttamento del lavoro e pratiche produttive non sostenibili.

Si tratta di un importante passo avanti che rafforza le prerogative contrattuali degli agricoltori, per far fronte a mercati sempre più volatili, salvaguardando la salute e la qualità del cibo per tutti i consumatori europei