Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS)

Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS)

Il cuore del Piano Junker. Finanziabili sia progetti singoli sia piattaforme di investimento. I successi italiani nel negoziato.

Il Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici (FEIS) costituisce il pilastro centrale del cosiddetto Piano Juncker. Esso punta a mobilitare 500 miliardi di investimenti entro entro il 2020. L’Italia risulta tra i maggiori beneficiari del PIano Juncker, con oltre 80 progetti finanziati e 58 miliardi di investimenti mobilitati in settori come infrastrutture di trasporto e telecomunicazione (strade, ferrovie, banda larga), efficienza energetica e tutela ambientale, innovazione e industria, PMI.
Il bilancio dell’UE contribuisce con 26 miliardi di euro mentre la BEI contribuisce con 7.5 miliardi di euro. Il fondo quindi ha una dotazione complessiva di 33.5 miliardi euro. Il fondo è gestito dalla BEI che agisce anche come gestore della garanzia. Sono finanziabili sia progetti singoli sia piattaforme di investimento.
Le operazioni sostenute dal FEIS devono essere compatibili con gli obiettivi dell’Unione e devono essere funzionali al raggiungimento di alcuni obiettivi in termini di a) ricerca, sviluppo e innovazione, b) sviluppo del settore energetico; c) sviluppo delle infrastrutture di trasporto; d) sostegno alle piccole e medie imprese; e) sviluppo delle infrastrutture di comunicazione; f) uso efficiente delle risorse ambientali; g) capitale umano, cultura e salute. Nella revisione del regolamento approvata nel 2017 è prevista la promozione di investimenti sostenibili, in linea con gli obiettivi di climate action della COP21.
I criteri di ammissibilità prevedono che le operazioni garantite dal FEIS si concentrino in risposta ai fallimenti del mercato e a condizioni d’investimento sub-ottimali, in modo da promuovere un maggiore livello di crowding-in dal settore privato. Il regolamento individua anche una definizione di addizionalità che pone l’accento sugli strumenti (subordinazione, risk-sharing, capitale di rischio) e sugli investimenti trasversali rispetto a due o più Stati membri (cross-border), in particolare per gli investimenti in infrastrutture. Nel regolamento si pre
vede una copertura più estesa e diversificata degli interventi del FEIS che coinvolga maggiormente le regioni di transizione e quelle meno sviluppate, anche attraverso una revisione della Common Provision Regulation sottostante l’utilizzo degli ESIF (European Structural and Investment Fund).
Il processo di governance – che prevede uno Steering Board e un Investment Committee – è stato rivisto nel corso del 2017 per valorizzare la trasparenza con la previsione dell’obbligo di motivare le decisioni strategiche assunte dall’Investment Committee e l’obbligo a carico di BEI e FEI di informare gli Stati membri sui progetti approvati. È prevista infine la pubblicazione dello scoreboard di indicatori utilizzato dall’Investment Committee per la valutazione dei progetti.
Con il regolamento è stato istituito anche un Advisory Hub con lo scopo di fornire supporto per i progetti di investimento e agire come unico hub per il project financing, per la preparazione dei progetti e per lo sviluppo di partnership pubblico-privato a livello europeo. I servizi resi dall’advisory hub sono accessibili sia da soggetti pubblici che da soggetti privati, incluse le banche di promozione nazionale. L’advisory hub è finanziato parzialmente dal bilancio dell’UE. L’assistenza è fornita gratuitamente per una serie di operazioni, mentre altre prestazioni sono a pagamento. Le piccole e medie imprese hanno uno sconto notevole e pagano solo una frazione del costo effettivo.
Con il regolamento è stato creato anche un portale trasparente di progetti potenzialmente realizzabili al fine di garantire che gli investitori abbiano informazioni attendibili su cui basare le loro decisioni.
Da segnalare un importante successo italiano ottenuto durante il negoziato. E’ stato infatti stabilito che i contributi versati dagli Stati Membri – o direttamente dal governo o attraverso le banche di promozione nazionale (ad esempio, Cassa Depositi e Prestiti) – alle piattaforme tematiche (nazionali o sovranazionali) o multi-paesi che hanno ricevuto l’approvazione del FEIS, possono essere considerati come misure una-tantum e quindi possono essere esclusi dal computo del deficit secondo quanto previsto dalle regole del Patto di Stabilità. Tale regola è valida sia per i paesi nel braccio preventivo sia per quelli nel braccio correttivo.