La cooperazione rafforzata nella difesa

La cooperazione rafforzata nella difesa

SINTESI DEL CONFRONTO:

Grazie alla presenza di Brando Benifei e di autorevoli ospiti come Piero Fassino, il prof. Domenico Moro e Laura Trumellini,  il tavolo ha approfondito nel dettaglio il grande passo avanti compiuto nel processo di integrazione europea con la nascita della cooperazione rafforzata nel settore della difesa. Per la prima volta, infatti, in un campo nel quale esiste una storica ritrosia da parte degli Stati membri nel procedere verso una cessione di sovranità, si avranno risorse comunitarie specificatamente dedicate. Questo passo è stato possibile perché finalmente si è riscontrata una volontà politica da parte della Commissione e in particolare del Presidente Junker, che nel suo discorso sullo Stato dell’Unione non solo ha rilanciato la necessità di una integrazione fiscale e del completamento dell’unione economica, ma anche la necessità di superare gli unanimismi e procedere, se necessario, a maggioranza anche sui temi di politica estera.

Il Fondo Europeo per la Difesa e l’istituzione della PESCO avranno la capacità di influenzare l’industria militare europea, le strutture militari e la classe politica. Anche da un punto di vista simbolico, gli Stati membri hanno così finalmente ammesso che le difese nazionali non sono più sufficienti.

I prossimi passi avanti che si possono compiere in questo ambito sono: l’aumento delle competenze in capo allo stato maggiore europeo, con l’attribuzione delle responsabilità delle operazioni militari (rafforzando il rapporto tra UE e istituzioni multilaterali come l’ONU), rendendo  permanenti le risorse umane e i mezzi a disposizione dello stato maggiore europeo; la fusione tra Agenzia Europea della Difesa e L’Organizzazione Congiunta in materia di armamenti (OCCAR); il voto a maggioranza sui piani nazionali di difesa in ambito PESCO; il ricorso a Galileo e non al GPS americano come sistema satellitare per le operazioni e le missioni UE. Portando il discorso sulla difesa in un quadro più ampio, si è ragionato insieme sulle prospettive dell’integrazione europea.

L’obiettivo deve essere quello di dare sempre più potere politico alle istituzioni comunitarie, superando i blocchi e i veti del Consiglio, sfruttando la rinnovata spinta europeista della presidenza Macron in Francia. Il PD deve essere al centro di questa spinta europeista, facendo propria la battaglia per la riforma dei Trattati. Uno degli obiettivi fondamentali è anche quello di riformare il funzionamento del bilancio europeo bypassando i Governi nazionali con un vero reperimento comunitario delle risorse: questo darebbe indipendenza e autorevolezza maggiore alla Commissione. Del resto, è di fondamentale importanza costruire una dimensione sovranazionale per riguadagnare sovranità in un mondo sempre più globalizzato.

Le sfide della contemporaneità, dalle crisi economiche al conflitto siriano, mostrano l’inadeguatezza degli stati nazionali nel fronteggiare problemi su scala più ampia. Anche per questo serve una riduzione del potere intergovernativo nei processi UE a vantaggio della dimensione comunitaria, e questo porterebbe anche ad un recupero di coesione e visione comune dentro all’Europa. Servono iniziative politiche forti e immediate, senza timore di perdere per strada pezzi dell’Unione perché quando un processo di questo tipo si avvia, tende poi ad aggregare gli altri che non vogliono rimanere indietro o esclusi.

Il PSE, infine, deve riflettere sui limiti della propria soggettività politica e farsi promotore di un percorso di aggregazione di tutte le forze europeiste e progressiste, dai Verdi a Macron e Tsipras, per non rassegnarsi ad una sconfitta nel 2019. Nel corso del dibattito, grazie ai molti interventi sono emerse ulteriori proposte e spunti validi e interessanti, tra i quali: l’elezione diretta del Presidente della Commissione per dotarlo di maggiore forza politica; la razionalizzazione dei programmi scolastici per avere una maggiore omogeneità dei saperi e della formazione; l’importanza di creare una identità europea nel mondo dello sport, ad esempio con un medagliere olimpico dell’Unione Europea a fianco di quello dei singoli Stati; affrontare il problema della disomogeneità linguistica degli Stati membri cercando anche soluzioni innovative rispetto al semplice utilizzo universale della lingua inglese; una formazione comune europea per gli ufficiali degli eserciti nazionali; un maggiore sviluppo dei programmi Erasmus, sul modello di quello per gli apprendisti, aprendo il progetto a Istituti Tecnici e Professionali; dare maggiore valore culturale al modello federalista europeo, senza cercare riferimenti negli USA ma valorizzando il pluralismo e le peculiarità del nostro sistema.

 

5 PROPOSTE E/O POLITICHE GIA’ IN ESSERE DA MIGLIORARE:

  1. Completamento dell’Unione monetaria con l’Unione fiscale, l’Unione bancaria e l’Unione sociale. Quest’ultima, con lo sviluppo del Pilastro europeo dei diritti sociali, deve diventare parte fondamentale del diritto dell’Unione, tramite la trasformazione delle raccomandazioni contenute nel Pilastro in un pacchetto legislativo, per completarne la trasposizione nei Trattati, inserendovi un Protocollo dei diritti sociali legalmente vincolante al pari della Carta di Nizza dei diritti fondamentali.
  2. Prosecuzione del percorso verso una Difesa comune sempre più integrata nelle strutture e nella capacità produttiva come base per una politica estera comune che sia davvero il risultato di decisioni comunitarie e, quindi, fuori dalla logica dell’unanimità e dei veti intergovernativi.
  3. Integrazione a più livelli tramite il ricorso a cooperazioni rafforzate. Completamento dell’Unione monetaria, dello spazio del Mercato comune e dell’acquis comunitario i tre livelli da combinare per affrontare più serenamente la discussione sull’allargamento verso i Balcani occidentali.
  4. Politica comune verso il Mediterraneo e l’Africa per creare investimenti, crescita, sviluppo economico reciproco, sulla base fondamentale del rispetto dei diritti umani e della necessità di gestire i flussi migratori con una politica comune che contemperi i diritti delle persone e la sostenibilità sociale ed economica dell’immigrazione, in modo da rendere l’Unione europea un attore centrale nel contrasto a fenomeni di razzismo e fanatismo.
  5. Unione della sicurezza e della cybersicurezza, coinvolgendo il Regno Unito anche nel contesto della Brexit, oltre ad altri Paesi del Vicinato europeo, per costruire uno spazio di condivisione di informazioni, di intelligence e di sicurezza, al fine di rafforzare la capacità di azione dell’Unione di fronte alle nuove minacce, dalle nuove reti terroristiche agli attacchi cibernetici.

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