La nuova politica regionale europea

La nuova politica regionale europea

SINTESI DEL CONFRONTO:

La Coesione è l’unica politica europea di investimento di medio-lungo temine. Questa priorità va salvaguardata, evitando che sovrapposizioni con altre politiche (semestre europeo o raccomandazioni specifiche per paese), ne possano minare il carattere strutturale. Il 7° Rapporto sulla Coesione mette in guardia dalla “trappola del reddito medio”, per cui le regioni in “ritardo” dei paesi più sviluppati non riescono a crescere oltre un certo livello.

La nuova politica di coesione deve affrontare questa trappola, sostenendo concretamente i territori nello sforzo di rompere questa gabbia che li imprigiona. Tutto questo facendo i conti con una serie di nuove sfide europee (migrazione, difesa comune) e di rischi per il bilancio. La Brexit, anzitutto, pone il problema di mantenere un livello di risorse adeguato. A questo fine, possiamo anche accettare di co-finanziare di più a livello nazionale, ma a patto che la quota nazionale e regionale esca dal patto di stabilità. In secondo luogo, bisogna insistere sulla strada della semplificazione, mettendosi dal punto di vista dei beneficiari.

Quando si semplifica bisogna pensare, non solo a come ridurre il volume di regole, ma soprattutto a come rendere agevole la vita di chi quelle regole deve applicarle. Questo cambio di passo permetterebbe anche di realizzare sinergie più efficaci tra strumenti, che potrebbero finalmente lavorare insieme. È, inoltre, importante che l’attuale quadro di regole sia mantenuto quanto più invariato possibile, limitandosi a miglioramenti che non ne stravolgano l’impianto strategico.

La riforma del 2013 contiene positivi elementi di innovazione. Ci sono aspetti che restano da migliorare, ma è innegabile che essa ci permette, attraverso un approccio finalmente orientato ai territori e ai risultati, uno sguardo strategico sulle cose da fare. Non rinunciamo alla politica di lungo termine. Se vogliamo avere un valore aggiunto chiaro di questa politica, creiamo un “menu ampio”, comune per tutti, lasciando a Stati Membri, regioni e territori la facoltà di scegliere la maniera di allocare una massa cospicua e adeguata di risorse, tale da assicurare il raggiungimento degli obiettivi prioritari.

5 PROPOSTE E/O POLITICHE GIÀ IN ESSERE DA MIGLIORARE:

  1. Trappola del “reddito medio” e regioni in ritardo di sviluppo.
  2. Condizionalità e riforme strutturali.
  3. Cofinanziamento nazionale e patto di stabilità.
  4. Semplificazione, sinergie e uniformità dei regolamenti.
  5. Certezza delle norme e sovrapposizione delle programmazioni.