La politica europea di sicurezza alimentare

La politica europea di sicurezza alimentare

2016

Le battaglie degli eurodeputati PD nell’Europarlamento per proteggere la salute e gli interessi dei consumatori, definendo norme di controllo nei settori dell’igiene dei prodotti alimentari e dei mangimi, della salute animale e vegetale e della prevenzione della contaminazione degli alimenti da sostanze esterne. La disciplina UE nell’etichettatura dei generi alimentari e dei mangimi.

Al fine di tutelare la salute pubblica, sono fissati e aggiornati regolarmente i tenori massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari, quali nitrati, metalli pesanti e diossine.

Sono altresì in vigore norme concernenti i materiali a contatto con prodotti alimentari, quali i materiali utilizzati per il trasporto o la trasformazione degli alimenti, nonché i materiali di imballaggio e gli oggetti da cucina o per il servizio della tavola per garantire che detti materiali non trasferiscano i propri componenti ai prodotti alimentari in quantità dannose per la salute umana.

Il quadro giuridico in materia di etichettatura alimentare si propone di garantire l’accesso dei consumatori a informazioni chiare, comprensibili e affidabili sul contenuto e sulla composizione dei prodotti, in modo da tutelare la loro salute e i loro interessi.

Ad esempio, gli allergeni, come la soia, il glutine o il lattosio, devono essere chiaramente riportati sugli imballaggi.

Dal dicembre 2016 i produttori sono obbligati ad indicare la presenza di allergeni anche nei prodotti alimentari non confezionati, ad esempio nei ristoranti e nelle mense, così come l’origine della carne non trasformata e la presenza di imitazioni di alimenti, come i prodotti vegetali che sostituiscono formaggio o carne.

L’ etichetta dovrà inoltre indicare il luogo di allevamento e il luogo di macellazione delle carni preconfezionate fresche, refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili.
Esistono norme chiare per quanto concerne le indicazioni nutrizionali o sulla salute autorizzate (ad esempio «a basso contenuto di grassi» o «ricco di fibre» o diciture che fanno riferimento a un nesso tra alimentazione e salute) per non trarre in inganno i consumatori.

I nuovi alimenti, vale a dire quelli la cui utilizzazione non era ampiamente diffusa prima del maggio 1997, devono essere oggetto di una valutazione della sicurezza prima di essere commercializzati nell’Unione. Dal 2018 è in vigore un nuovo regolamento che, pur mantenendo un elevato livello di sicurezza alimentare, prevede un accesso agevolato per gli alimenti innovativi. Tutti i nuovi alimenti autorizzati figureranno in un elenco positivo.

Conformemente al principio di precauzione, l’UE ha istituito un rigoroso quadro giuridico per la coltivazione e la commercializzazione degli OGM impiegati negli alimenti o nei mangimi.

L’immissione di un OGM sul mercato è vincolata a una valutazione scientifica del rischio condotta dall’EFSA, in collaborazione con gli organismi scientifici degli Stati membri, allo scopo di escludere qualsivoglia pericolo per la salute umana o degli animali e per l’ambiente.

Qualsiasi alimento o mangime autorizzato prodotto a partire da OGM o contenente OGM deve essere tracciabile e chiaramente etichettato in quanto tale, in modo che i consumatori possano compiere scelte consapevoli.

Nell’aprile 2015 è entrata in vigore una nuova legislazione che consente agli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di colture contenenti OGM sul loro territorio, anche se questo è consentito a livello europeo.

Con riferimento all’ etichettatura dei prodotti alimentari va segnalata la battaglia portata avanti e vinta dai deputati del PD della commissione ENVI con riferimento ai profili nutrizionali.

Nelle conclusioni del Consiglio EPSCO (occupazione, salute, consumatori) del 20 giugno 2014 è stato inserito l’invito alla Commissione a riprendere quanto prima l’esercizio di varo dei profili nutrizionali.

Nell’occasione Italia e Romania, sostenute da Spagna, Lussemburgo e Ungheria, hanno presentato alla Presidenza greca una dichiarazione scritta volta a esprimere il forte timore secondo cui i profili nutrizionali potrebbero rivelarsi discriminatori e controproducenti, creando nei cittadini una falsa percezione di come un alimento dovrebbe essere considerato all’interno di una dieta completa ed equilibrata.

La dichiarazione sottolinea anche il rischio di categorizzazione degli alimenti in “buoni” o “cattivi” e le possibili conseguenze sulla libera circolazione dei prodotti alimentari all’interno dell’Unione europea e
sulla salvaguardia delle produzioni tradizionali regionali contraddistinte da marchi di qualità (la stessa Autorità per la sicurezza alimentare europea ha affermato che la divisione dei cibi in “buoni” e “cattivi” non ha giustificazione scientifica).

Nel marzo 2015 la Commissione ENVI del Parlamento Europeo ha adottato il suo Parere in merito alla Comunicazione della Commissione europea sul “Programma di controllo dell’adeguatezza e dell’efficacia della regolamentazione europea (REFIT)”, chiedendo che il fondamento scientifico dei profili nutrizionali sia ridiscusso e che si valuti l’opportunità di eliminare il concetto di profili nutrizionali.

Il testo è stato poi approvato dalla Commissione JURI, competente nel merito, e ad aprile 2016 votato in plenaria, sancendo di fatto la vittoria della posizione sostenuta dalla delegazione italiana del PD.

La nostra battaglia si è incentrata su tre punti:

1. I profili nutrizionali non hanno fondamento scientifico (non esistono “cibi buoni” e “cibi cattivi”, ma solo “diete buone” e “diete cattive”).

2. Da un punto di vista economico, le soglie stabilite da profili nutrizionali possono generare conseguenze estremamente negative sulla competitività di vari settori della filiera agro-alimentare europea.

3. I profili nutrizionali potrebbero giustificare l’imposizione di etichette “a semaforo”, una misura non appropriata per evitare indicazioni nutrizionali e salutistiche ingannevoli.

Infine, a seguito dell’entrata in vigore (dicembre 2014) del Regolamento (UE) 1169/2011, relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti, i consumatori già possono disporre di informazioni sui valori nutrizionali degli alimenti in commercio.