Piano pluriennale di ricostituzione del tonno rosso nell’Atlantico orientale e nel Mediterraneo

Piano pluriennale di ricostituzione del tonno rosso nell′Atlantico orientale e nel Mediterraneo

2016

La ricostituzione del tonno rosso, un altolà alle pratiche monopolistiche, l’invito agli stati membri a rivedere il sistema delle quote pesca con criteri più equi.

  • Voto S&D

  • Voto M5S

  • Voto LEGA

  • Voto SALVINI

L’UE fa parte della Commissione Internazionale per la Conservazione dei Tunnidi dell’Atlantico (ICCAT). Dal 2006 esiste un piano pluriennale di ricostituzione del tonno rosso che ha comportato uno sforzo notevole da parte dei pescatori per adeguare le loro catture.

Come conseguenza di tali sforzi, la biomassa di tonno rosso ha registrato già nel 2008 un andamento molto positivo e nel 2014 l’ICCAT ha deciso di aumentare del 20% il volume delle catture.

Le quote del tonno sono decise in sede ICCAT, ma la distribuzione a livello nazionale viene gestita discrezionalmente dai singoli Stati membri.

In Italia i pescatori della piccola pesca non hanno beneficiato dell’aumento del 20% e le loro aspettative per una più equa distribuzione sono state ancora una volta disattese.

Senza dimenticare che, se accidentalmente viene pescato un tonno, il piccolo pescatore rischia di essere gravemente penalizzato.

Ritenendo la pesca sostenibile un’importante occasione di occupazione, il Gruppo S&D ha presentato un emendamento, poi approvato in Plenaria a larghissima maggioranza (614 voti a favore e solo 11 contrari), che invita gli Stati membri a rivedere il sistema delle quote di pesca con criteri più equi.

L’intento era quello di mettere fine a pratiche “monopolistiche”, così come avvenuto finora in Italia, dove a beneficiare di queste quote sono solo una dozzina di armatori, che in genere portano i tonni vivi nelle gabbie d’ingrasso a Malta, per poi esportarli principalmente nel mercato giapponese.