Ricerca, innovazione, industria 4.0: la rivoluzione digitale 2

Ricerca, innovazione, industria 4.0: la rivoluzione digitale 2

SINTESI DEL CONFRONTO:

Oggi, con l’avvento della rivoluzione digitale e considerate le difficoltà del mancato adeguamento al nuovo mondo digitale a tutti i livelli (Scuole/imprese/università), è necessario riorganizzare il sistema produttivo prevedendo politiche adeguate in grado di affrontare le sfide che l’innovazione digitale ci pone di fronte.

  • EDUCAZIONE/UNIVERSITA’: l’Italia è uno tra i paesi UE con una bassa percentuale di giovani laureati. I sistemi /università/impresa sono poco interconnessi tra loro: oggi il mercato del lavoro non offre alle aziende una forza lavoro con competenze appropriate  che consentano di gestire le nuove applicazioni innovative/digitali.
  • INVESTIMENTI: per una maggiore competitività in UE e a livello internazionale sono necessari investimenti in modo da creare un terreno adeguato per le imprese (imprese tradizionali, PMI e Start-up), che permetta a tutto il settore di utilizzare appieno le opportunità dell’ICT.  In Italia siamo solo UTENTI della rivoluzione digitale, dobbiamo diventare ATTORI!
  • IMMAGINE della TECNOLOGIA nella Manifattura: è stato evidenziato che in generale si concepisce la tecnologia nel manifatturiero come un fattore negativo (es. inquinamento, malfunzionamento, perdita di posti di lavoro). La società attuale non comprende l’importanza della Rivoluzione digitale e delle opportunità ad essa collegate, vi è infatti una forte resistenza alla modernizzazione.

 

5 PROPOSTE E/O POLITICHE GIA’ IN ESSERE DA MIGLIORARE:

  1. Creare sinergie tra il sistema educativo/universitario e il sistema impresa in modo da stare al passo con la trasformazione digitale e creare le competenze adeguate per la richiesta dei diversi profili occupazionali. E’ necessario valorizzare maggiormente l’importanza dell’Istituto tecnico e prevedere strumenti digitali ad hoc per gli istituti di formazione.
  2. Per rendere gli investimenti più mirati è necessario capire quali siano le politiche che funzionano e quali no al fine di raggiungere maggiore competitività (Razionalizzazione delle politiche). Inoltre è necessario puntare su start up e imprese già esistenti e pensare a finanziamenti di lungo periodo per la ricerca.
  3. Si deve incentivare il trasferimento tecnologico dalla ricerca all’innovazione industriale attraverso i Digital Innovation Hubs. I ricercatori devono coordinarsi con le imprese al fine di sviluppare strumenti e meccanismi necessari per il settore industriale e anche per alcune categorie di cittadini/utenti (es. disabili/anziani: utenti di tecnologie per assistenza). Si deve stimolare la ricerca verso piani di sviluppo sociale (es. energia, ambiente, nuovi materiali), la cosiddetta ricerca pre-competitiva (Open – Innovation) e capire come migliorare il programma UE Horizon post 2020, per allinearlo e orientarlo alle sfide attuali e future.
  4. Promozione del Manifacturing Day: aperture delle fabbriche per cambiare la concezione negativa e far capire che il settore manifatturiero può portare benessere alla società senza inquinare.
  5. Creazione di Centri di imprenditorialità diffusa (CID) – es. Regione Marche: sono luoghi/spazi con finalità di interesse pubblico ma con metodi di gestione e funzionamento tipici del settore privato, il cui obiettivo è di accompagnare e sostenere le imprese e le PMI che, pur avendo idee innovative, non riescono a competere sul mercato a causa, ad esempio, di vincoli burocratici, di adeguato sostegno finanziario o di mancato accesso al credito. Tali iniziative potrebbero essere considerate buone pratiche da replicare poiché coniugano manifattura, scienza, arte, innovazione, tecnologia, ricerca e produzione. Inoltre potrebbe essere un modo per valorizzare l’immagine della tecnologia e del manifatturiero sul territorio.

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