Riforma del bilancio dell’Unione europea

Riforma del bilancio dell′Unione europea

Il bilancio dell’Unione europea non può continuare a essere ostaggio del sistema dei contributi nazionali, sempre più mediatizzati e criticati dai populisti. L’Ue deve poter contare su risorse proprie per garantire un bilancio all’altezza dei compiti assegnati da Trattati

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Poter contare su risorse proprie è essenziale per l’Unione per promuovere politiche che soddisfino realmente le esigenze dei cittadini europei che vadano oltre l’egoismo degli interessi nazionali. Un aumento delle risorse proprie sarebbe quindi la fine della giostra mediatica di quanto ciascun paese sborsa per mantenere l’Europa e potrebbe contenere la deriva nazionalista e populista che attraversa l’opinione pubblica europea ogniqualvolta si parla di soldi da spedire a Bruxelles per il funzionamento dell’Europa. Difficile compito viste la reticenza degli Stati membri a lasciare la presa sulle finanze e il diniego a rinunciare a pesare e a influenzare le politiche europee.

L’Europa deve affrontare nuove sfide e realizzare nuove competenze in linea coi trattati, per farlo dovrebbe poter contare su un bilancio proprio, adeguato e ordinato, evitando così, come spesso accade tra i paesi membri, eterni dibattiti intorno a percentuali di PIL da assegnare alle istituzioni europee. Sarebbe un modo per garantire risorse proporzionali alle attività e alle politiche programmate senza dover ogni volta aggiustare e tagliare i fondi destinati alle politiche che tendono a ridurre le diseguaglianze fra le regioni.

L’obiettivo del testo è quello di fornire una proposta operativa per superare l’attuale sistema per cui gli Stati Membri versano direttamente alla UE una quota dei propri bilanci nazionali per finanziare i progetti europei. Tra gli strumenti consigliati ricordiamo: tassa sulle transazioni finanziarie, tassa sulle emissioni inquinanti, tassa sulle grandi multinazionali. Al momento il testo, dopo essere stato approvato a larghissima maggioranza dal Parlamento Europeo, è fermo in Consiglio a causa dell’opposizione francese e tedesca.