La regolarizzazione degli invisibili

La regolarizzazione degli invisibili

La filiera agro-alimentare è stata seriamente colpita, anche interrotta. Non c’è altra scelta che richiamare questi operatori al lavoro ma a precise condizioni: regolarizzare la loro posizione con un contratto, eliminando dunque lo status di “invisibilità”, garantire di conseguenza l’accesso alla sanità pubblica per la sicurezza di tutti, la loro e quella di tutta la comunità.

di Pietro Bartolo

Quanti sono gli “Invisibili”? Forse un numero esatto nessuno ce l’ha. Ma gli invisibili sono visibili. O meglio erano visibili. Il virus li ha spaventati e inseguiti. Eppure gli invisibili si vedono ancora perché sono assenti. Diciamo che abbiamo un’assenza visibile: nei campi agricoli deserti, tra i filari di vite non potati, nelle case degli anziani, nei servizi a domicilio, nelle pulizie dei condomini, nei lavaggi auto, negli allevamenti. C’erano e non ci sono più. E non ci sono più nemmeno i disperati dei semafori, i lavavetri o i giocolieri, i venditori ambulanti sulle motoape, i piccoli pescatori. Un mondo intero. Un mondo misto: italiano e straniero. Il nostro mondo.

Parliamo senza ipocrisie: se vogliamo che il prodotto arrivi dai campi sulla tavola è necessario che qualcuno provveda alla raccolta. C’è una percentuale altissima di lavoratori, europei nei fatti ma non ancora di diritto, che a causa del virus sono scappati dalle campagne. La filiera agro-alimentare è stata seriamente colpita, anche interrotta. Non c’è, dunque, altra scelta che richiamare questi operatori al lavoro ma a precise condizioni: regolarizzare la loro posizione con un contratto, eliminando dunque lo status di “invisibilità”, garantire di conseguenza l’accesso alla sanità pubblica per la sicurezza di tutti, la loro e quella di tutta la comunità.

Mentre in Italia prosegue uno sterile dibattito sul “prima gli italiani”, fingendo di ignorare che nel nostro Paese come in altri, molta gente non è disposta a svolgere i lavori più umili, è in Europa che bisogna allargare il campo, guardando a un nuovo orizzonte insieme. Gli “invisibili” che, sino al tempo precedente la crisi infettiva, hanno assicurato la cura dei campi e del raccolto stagionale, hanno affinato la loro specializzazione. In “nero”, sfruttati ma in grado, dopo una pesante gavetta, di capire come si fa a coltivare un campo di fragole e, poi, con quale tecnica raccoglierle. Non ci si improvvisa. E, siccome il tempo incalza e il danno si moltiplica ogni giorno che passa, urgono provvedimenti adeguati.

Ci sono tante proposte sul tavolo, anche da parte del governo italiano. Sono allo studio misure che puntano alla regolarizzazione, alla riemersione di un lavoro “nero” ma vitale per l’economia del paese. Si tratta di intervenire con provvedimenti legislativi, sia dal punto di vista giuridico, sia dal punto di vista economico e sociale. Si tratta di far sentire il peso delle decisioni dello Stato perché esse andranno ad intervenire in un settore dove prosperano, quasi indisturbate, criminalità organizzata e mafie di ogni specie. Insomma, questa vicenda misurerà anche la capacità di una società di restare umana, civile e anche intelligentemente propensa ad operare per il proprio bene.