Le opportunità europee per la ricerca in Italia

Le opportunità europee per la ricerca in Italia

Dobbiamo pertanto fare in modo che lo spazio della ricerca in Italia diventi una vera ‘palestra’ per poter partecipare, competere, collaborare e innovare in un più ampio spazio europeo di ricerca, che offre opportunità per cooperazioni su scala planetaria.

La ricerca italiana ha bisogno certamente di più fondi, ma anche della capacità di spenderli in linea con gli orientamenti e gli obiettivi dell’Unione europea. Il ruolo della scienza e della ricerca è sempre più al centro dell’interesse dell’opinione pubblica, anche perché dalla scienza e dalla ricerca aspettiamo una cura o vaccino efficace contro il Covid19. Negli ultimi mesi ne è nato un dibattito cui hanno contribuito voci autorevoli che si sono fatte sentire con forza e che mi auguro abbiano sempre più appoggio non solo da parte degli “addetti ai lavori”, ma anche dei giovani ricercatori e della società civile. Penso, per esempio, al Professor Ugo Amaldi e al suo ambizioso “Piano”. Al centro della questione c’è la necessità di iniettare risorse fresche nel sistema ricerca nazionale e compiere un salto qualitativo e quantitativo. Come è emerso, ci sono problemi strutturali innegabili che devono essere affrontati con urgenza. Non c’è quindi alcun dubbio sul fatto che il Recovery Fund sia un’occasione imperdibile per dare ossigeno al sistema italiano della ricerca. Accolgo peraltro con favore l’intenzione del governo di portare la spesa per ricerca e sviluppo al di sopra della media Ue, dall’attuale 1.3% al 2.1% del PIL. In fase attuativa, tuttavia, credo sia importante mantenere una visione di insieme che abbia appunto un orizzonte europeo.

Una delle novità del nuovo programma europeo per la ricerca, Horizon Europe, è l’approccio cosiddetto “mission-oriented”, che valorizza il raggiungimento di un obiettivo misurabile e l’impatto concreto per la vita delle persone attraverso un portafoglio di azioni trasversali e multidisciplinari rispetto a singoli interventi non coordinati tra loro. Sono cinque le aree tematiche su cui si concentreranno queste missioni: lotta contro il cancro; adattamento climatico; sviluppo di città a impatto zero sul clima; cura degli oceani e delle risorse idriche; salute del suolo e del cibo.

Credo dunque che valga la pena (ri)costruire il nostro sistema ricerca in funzione di questa prospettiva, che sappia cogliere le sfide impellenti per le nostre società e dirigerne gli sforzi (oltre che le risorse), senza tuttavia sacrificare la ricerca di base creativa generata da ipotesi. Dobbiamo pertanto fare in modo che lo spazio della ricerca in Italia diventi una vera ‘palestra’ per poter partecipare, competere, collaborare e innovare in un più ampio spazio europeo di ricerca, che offre opportunità per cooperazioni su scala planetaria. In questi mesi al Parlamento europeo stiamo finalizzando i negoziati per il nuovo bilancio comunitario per il periodo 2021-2027, cercando di migliorare il budget per la ricerca e l’innovazione, penalizzato dal braccio di ferro tra i governi sul Recovery Fund. Da gennaio comunque inizia un nuovo ciclo di programmazione dei fondi europei e dobbiamo assicurarci di stare al passo.