19
Lug

I diritti dei rider

I lavoratori delle piattaforme sono o dipendenti o autonomi, fugando ogni tendenza a farne una categoria a parte, che avrebbe ridotto i loro diritti rispetto al lavoro subordinato. Al tempo stesso, chiediamo alla Commissione europea di introdurre, nella direttiva che proporrà, la presunzione relativa di lavoro dipendente: in caso di controversia, dovrà essere la piattaforma a provare l’assenza di vincolo di subordinazione - e non più il lavoratore che costituisce certamente la parte più debole tra le due


Negli ultimi anni abbiamo assistito al moltiplicarsi di cause di diritto del lavoro intentate da lavoratori delle piattaforme. Lo sviluppo degli algoritmi e la diffusione di internet hanno portato alla rapida diffusione della rete come mezzo per la somministrazione di lavoro. Dai consulenti di alto livello, ai traduttori, ai fattorini, cresce esponenzialmente il numero di persone coinvolte. Proprio la pandemia ha messo ulteriormente in evidenza le condizioni di lavoro precarie di buona parte di questi lavoratori. Nessuna protezione sociale, nessuna assicurazione contro incidenti o malattia, nessuna garanzia contrattuale, eppure sono sotto il controllo pervasivo di un algoritmo che ne decide le modalità di lavoro. C’è quindi un errore di classificazione del rapporto lavorativo: i riders hanno gli obblighi dei dipendenti, senza averne i diritti. La flessibilità che diventa precarietà.

Perciò la Commissione dovrebbe presentare una proposta di direttiva sui diritti dei lavoratori delle piattaforme entro fine anno. Nel frattempo il Parlamento europeo ha deciso di adottare un rapporto di iniziativa con l’intenzione di indirizzare la direttiva. Mercoledí 14 abbiamo quindi votato un testo frutto di intense negoziazioni che mi hanno vista in prima fila, come relatrice per il gruppo S&D. 

Siamo riusciti a costruire una coalizione determinata, e il testo finale è un traguardo importante. Diciamo infatti che i lavoratori delle piattaforme sono o dipendenti o autonomi, fugando ogni tendenza a farne una categoria a parte, che avrebbe ridotto i loro diritti rispetto al lavoro subordinato. Al tempo stesso, chiediamo alla Commissione europea di introdurre, nella direttiva che proporrà, la presunzione relativa di lavoro dipendente: in caso di controversia, dovrà essere la piattaforma a provare l’assenza di vincolo di subordinazione - e non più il lavoratore che costituisce certamente la parte più debole tra le due. Il testo licenziato dalla commissione Occupazione e Affari Sociali del Parlamento affronta poi il tema dell’algoritmo chiedendo piena trasparenza del suo funzionamento, ma anche sottolineando che ogni decisione deve essere contestabile e assicurata da supervisione umana. 

Il testo approvato - se confermato dal voto in plenaria dopo l’estate - costituisce un passaggio di importanza storica, che pone la politica europea al centro del dibattito in ambito sociale, affidandole quel ruolo propulsivo e progressista che noi socialisti e democratici promuoviamo da sempre.


Elisabbetta Gualmini