28
Ott

L'ultimo treno. Cop26, il summit Onu sul cambiamento climatico

La COP deve essere l'occasione per portare tutti gli attori internazionali a fare quanto ha fatto l'Unione europea, mettendo nero su bianco gli impegni che intendono prendere, a partire da un'intesa vincolante e globale sul phasing out del carbone e un accordo sull'erogazione entro il 2025 del fondo per accompagnare il Sud del mondo nella transizione ecologica ed energetica.

Siamo tutti con gli occhi puntati su Glasgow, dove tra pochi giorni inizierà la ventiseiesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima, che non deve essere un ennesimo incontro, ma un appuntamento decisivo per le azioni di adattamento e contrasto al cambiamento climatico.

L'ultimo rapporto dell'IPCC evidenzia chiaramente come con gli obiettivi assunti finora dai firmatari dell'accordo di Parigi non raggiungeremo l'obiettivo di mantenere a livello globale l'aumento della temperatura al di sotto dei 2°C.

Gli impegni attualmente presi non bastano e rischiano di portarci a un riscaldamento globale di oltre 3 ºC rispetto ai livelli preindustriali. Molti Paesi non hanno ancora intrapreso azioni sufficienti che quanto meno li indirizzino al rispetto dei loro contributi stabiliti a livello nazionale e molti dei progressi compiuti sono purtroppo compensati da politiche controproducenti, come le continue sovvenzioni ai combustibili fossili e la costruzione di nuove centrali a carbone.

L'Unione europea ha fatto la sua parte, con il Green Deal, la legge sul clima, il pacchetto legislativo "Fit for 55", che va ricordato rappresentano la nostra risposta alla crisi energetica, all'aumento dei prezzi dell'energia, non la causa. Però, purtroppo, solo pochi giorni fa la Cina ha annunciato di voler aumentare ancora l'utilizzo del carbone nel suo mix energetico, facendo seguito alla posizione già presa da altri paesi nel mondo, anche industrializzato.

Allora la COP deve essere l'occasione per portare tutti gli attori internazionali a fare quanto ha fatto l'Unione europea, mettendo nero su bianco gli impegni che intendono prendere, a partire da un'intesa vincolante e globale sul phasing out del carbone e un accordo sull'erogazione entro il 2025 del fondo per accompagnare il Sud del mondo nella transizione ecologica ed energetica.

Le sole politiche interne dell'UE non sono sufficienti a contenere le emissioni globali di gas a effetto serra e a limitare l'aumento della temperatura, oggi più che mai è fondamentale un'azione globale collettiva, immediata e ambiziosa.

Sebbene il mondo stia ancora affrontando gli effetti della pandemia di COVID-19, la crisi climatica non è scomparsa. La ripresa economica può essere un'opportunità unica per accelerare il ritmo della transizione verso la neutralità climatica, sviluppando un modello socioeconomico compatibile con i limiti del pianeta e convogliando gli investimenti nel ripristino degli ecosistemi naturali, cosi come in ambiti prioritari quali l'efficienza energetica, la produzione alimentare sostenibile, le energie rinnovabili e le tecnologie a zero emissioni sostenibili e innovative con le relative infrastrutture.

Abbiamo vissuto un'emergenza sanitaria, adesso abbiamo la responsabilità di evitare che l'emergenza climatica già in atto anche alle nostre latitudini, e in particolare nel bacino del Mediterraneo, produca danni irreparabili al nostro ecosistema sconvolgendo di nuovo le nostre vite.


Simona Bonafè