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Editoriale di Brando Benifei, Febbraio 2024

La morte, o meglio l'omicidio di Stato, di Alexej Nalvalny ha segnato l'ennesimo spartiacque nelle relazioni tra l'Unione europea e la Russia. Non c'è più spazio per le ambiguità e per gli amici di Putin nella politica europea, che sia il premier ungherese Victor Orban, che la Presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni si accinge ad accogliere come alleato nel suo gruppo parlamentare europeo ECR, o che sia Matteo Salvini, che fa parte di una maggioranza di governo che vorrebbe ostentare atlantismo e affidabilità internazionale. È ora che la politica italiana si metta al passo con quella europea in cui i filoputiniani sono oramai messi al bando.

Nella scorsa riunione plenaria di febbraio del Parlamento europeo la maggioranza degli eurodeputati ha approvato una dura relazione di condanna sulle accuse di ingerenza russa nei processi democratici dell'Unione europea in relazione al caso Russiagate. 

Ancora una volta, in un paragrafo della risoluzione, l'europarlamento ha condannato i movimenti sospetti sollevati dalle inchieste giornalistiche del luglio 2019 riguardanti il tentativo di fare affari con il Partito di Putin da parte della Lega per Salvini Premier. Le manovre dell'estrema destra europea, che in maniera più o meno palese, si avvicina al Partito del capo del Cremlino, è un problema per la democrazia europea e un'ingerenza sui processi democratici dell'Unione. 

Per la Lega si tratta dell'ennesima umiliazione non solo su scala europea, ma anche nazionale, visto il voto positivo alla risoluzione da parte degli alleati di governo di Forza Italia e Fratelli d'Italia.

Sono passati pochi giorni da questo voto e Matteo Salvini ha dato l'ennesima dimostrazione concreta della propria incompatibilità con la democrazia europea: in occasione della morte di Navalny, di fronte alle condanne di tutto il mondo democratico, ha messo in dubbio le responsabilità evidentissime di Putin, affermando che spetta ai giudici stabilirle, ben sapendo che non esistono giudici indipendenti in un'autocrazia come quella russa, e diventando di fatto il megafono della propaganda del Cremlino. 

È dovuto intervenire il portavoce della Commissione europea per smentire Salvini e ricordare che “la posizione dell'Ue sui dossier di politica estera, incluso quello relativo alla morte o all'assassinio di Navalny, è stata oggetto di una dichiarazione a 27. E vuol dire che è stata concordata anche dall'Italia”.

Giorgia Meloni non può continuare a fare finta di niente, fingere di voler far parte della maggioranza europeista che appoggia la Commissione e poi, invece di scaricare Salvini a livello nazionale, aggiungere Orban e Zemmour a livello europeo. Se queste sono le scelte della Presidente del Consiglio, è giunto il momento per tutte le forze democratiche del nostro Paese di suonare il campanello d’allarme.


Brando Benifei