Il ricatto sullo stato di diritto nell’Unione Europea

Il ricatto sullo stato di diritto nell’Unione Europea

di Elisabetta Gualmini

L’Unione Europea è nata sulle ceneri di un’Europa distrutta dalla dittatura. Se il nostro continente non ha conosciuto la guerra negli ultimi 75 anni, lo dobbiamo all’affermarsi, anche grazie all’UE, dei principi della democrazia e dello Stato di diritto, alla divisione dei poteri e alle libertà di parola, di stampa e di associazione.

È preoccupante constatare che oggi ci siano paesi europei che si allontanano dai valori fondamentali sui quali è stata fondata l’Unione. Dal 2010 a oggi, l’Ungheria ha approvato leggi che riducono i controlli sull’esecutivo da parte del Parlamento e della magistratura. Non solo: a partire dalla crisi migratoria Orban ha chiuso i confini del Paese, lasciando i rifugiati in arrivo in condizioni precarie e non rispettando gli impegni presi in sede europea. In maniera simile, il governo polacco ha politicizzato la procedura di nomina dei magistrati e ha forzato lo svolgimento delle elezioni nazionali in piena pandemia.

Eppure, Ungheria e Polonia sono stati tra i maggiori beneficiari dei fondi europei dal 2013 al 2020 – rispettivamente 47 e 207 miliardi di euro: somme ingenti che l’Europa trasferisce agli Stati membri che sono in una posizione di arretratezza sul piano economico e sociale.

D’altro canto, non possiamo ignorare che i governi Orban e Kaczyński da anni non mantengono gli impegni che vengono dall’adesione al progetto europeo e dal rispetto dei suoi principi fondamentali. Per questo, nelle ultime settimane mi sono spesa affinché nel prossimo bilancio europeo 2021-2027 siano incluse disposizioni precise sul rispetto dello Stato di diritto, che consentano alla Commissione europea di revocare o bloccare le assegnazioni dei fondi europei a quei governi che non rispettano quanto previsto dall’art. 2 del Trattato dell’Unione europea. Purtroppo la proposta di regolamento sullo stato di diritto viene ora fortemente osteggiata dai governi di Polonia e Ungheria, che hanno ripetutamente minacciato un veto che di fatto potrebbe bloccare l’approvazione del Next Generation EU: ciò comporterebbe ulteriori ritardi e rallentamenti che non ci possiamo permettere in una fase di ritorno del virus come quella attuale.

D’altra parte, il Parlamento europeo e le forze democratiche non possono accettare simili ricatti: ne va dei valori sui quali è stata costruita l’Unione europea, e grazie ai quali abbiamo goduto del periodo di pace più lungo che il nostro continente abbia mai vissuto.